Dialoghi da una libreria antiquaria /9

“Certo che a legge i giornali viè da piagne”. “Già”. “Guerre, epidemie, ammazzamenti, gente che se frega i sordi…”. “Er monno è impazzito, non se salva più niente ormai”. “Certe volte me verrebbe voglia di chiudermi dentro na torre”. “Come Montaigne!”. “Chi?”. “Montaigne, quello che ha scritto i Saggi”. “Ah, stava dentro na torre?”. “A ‘n certo punto della vita ha lasciato i suoi incarichi e s’è ritirato con un migliaio di libri“. “Ha fatto bene!”. “Dai libri ha estratto cinquantasette sentenze che fece iscrivere sulle travi del soffitto”. “Pensa te…e che ce stava scritto?”. “Soprattutto frasi di filosofi greci sul senso della vita, sulla storia, sugli uomini…”. “Tipo?”. “Mo te ne leggo qualcuna…aspè…ecco, ‘La vita più dolce sta nel non pensare a niente'”. “Vero”. “‘Il genere umano è troppo desideroso di frottole'”. “Vero”. “‘Godi in letizia del presente, le altre cose non dipendono da te'”. “Vero”. “‘Nessun uomo ha mai saputo nè saprà mai nulla di certo'”. “Vero. Aò, me piace sto Montaigne”. “Allora fai come lui e cercate na torre, i libri non te mancano”. “Quasi quasi…”. “E sur soffitto che ce fai scrive?”. “Passame il libro…mmm…ecco questo: ‘Ed anche sul più alto trono della terra non siamo seduti che sul nostro culo'”.

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