Discorsi da una libreria antiquaria romana /12

“Hai sentito Kim?”. “Chi?”. “Kim, er ciccione coreano. Ha detto che vole fa espolde na bomba all’idrogeno”. “Quello è matto fracico”. “Ha chiamato Trump cane rabbioso”. “Bè su questo c’ha ragione. Pure quell’altro ma lo senti che dice? Stamo in mano a due pazzi”. “Trump me ricorda Charlie Chaplin quando prendeva per culo Hitler”. “Seee ammazza quanto sei delicatino…Trump è na specie de Grillo sadico”. “Me sa che faremo tutti na brutta fine”. “Ma secondo te Kim e Trump li leggono i libri?”. “Aò ma allora sei scemo. Ma manco sanno che è un libro”. “Secondo me invece Trump se legge quelle storie de guerra e massacri e sangue con la saliva alla bocca. Oppure le riviste porno”. “Ecco già è più probabile. Mo te dico na cosa: per salvà sto mondo ce vorrebbe uno come Albert Camus. Uno che tutti leggono e ascoltano, un gigante che apre le menti dei giovani, uno che va al Premio Nobel e dice…”. “Che dice?”. “Aspè che te leggo…ecco dice: ‘Ogni generazione si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga’.

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Dialoghi da una libreria antiquaria romana /11

“Finalmente sei tornato! Era ora che aprissi”. “Aò, lo sai che le ferie so’ sacre”. “Sì ma ‘n s’è mai visto un libraio che se fa un mese di vacanza”. “A parte che ad agosto non entra n’anima, ma perché tu non sei partito?”. “So annato a Ladispoli la settimana de feragosto, poi so stato a Roma”. “Io so stato un mese in un paesino della Sardegna, stavo così bene, so pure riuscito a legge in santa pace”. “Che te sei letto?”. “La storia del Grand Tour”. “La corsa di ciclismo?”. “Macché ciclismo, senti questo! Il Grand Tour era il viaggio che nel Seicento i giovani inglesi, francesi e tedeschi facevano verso l’Italia”. “E che venivano a fa?”. “Per il clima, le antichità, le corti, le forme di governo, le università”. “Capirai…oggi invece vengono per fasse le foto, magnà a imbuto e sentisse padroni delle città. Ce sta Venezia che tra ‘n po’ affonda”. “Sì ma so pure na massa de ignoranti”. “C’hai ragione, ad agosto so annato in centro, stavano tutti a mollo nelle fontane”. “Non è quello. Col caldo che faceva lo posso pure capì, ma ce fosse stato uno co un libro in mano. Cioè stai a Roma…voi mette legge coi piedi nella fontana der Bernini invece che ner bidè de casa?”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana /10

“Oh, finalmente sei arrivato”. “Che succede?”. “Non ce posso ancora crede”. “Ma cosa? Dimmi!”. “Qualcuno ci spia”. “Chi ci spia?”. “Non lo so”. “Allora che ne sai che ci spia? “. “Ascolta: oggi è venuta na cliente, na signora in pensione che passa i pomeriggi su internet, e m’ha detto che da un po’ di tempo je capita de legge certi ‘Dialoghi da una libreria antiquaria romana’ scritti da un tale che non sa chi sia. La signora me n’ha fatto legge uno…aò siamo noi…anzi sembriamo noi”. “Siamo o sembriamo?”. “Boh…mi pare che siamo noi”. “Ma chi è quello che li scrive?”. “Te sto a dì che non lo so…dev’esse uno che pensa de fasse bello con noi”. “E come fa a sapere quello che diciamo?”. “E’ questo che non me spiego”. “Ce sarà un registratore nascosto”. “Macchè…con tutti i libri che sposto ogni giorno me ne sarei accorto”. “E allora?”. “Ho pensato che…non t’offende eh…”. “Che hai pensato?”. “Ho pensato che gliele raccontassi tu le cose…”. “Ma sei matto?”. “Oh allora mica lo so come fa”.

(Voce di un uomo alle loro spalle): “Sono invenzioni”.

“Come?”. “Invenzioni?”.

“Li ho letti anch’io quei dialoghi. E’ fiction”.

“Ma certe cose io le ho dette….almeno mi pare…”.

“Signori, siamo in una libreria, dovreste sapere che una cosa inventata raccontata bene diventa vera. E’ il principio della letteratura”.

“Mi sta dicendo che siamo diventati i personaggi de na storia?”.

“Parrebbe di sì”.

“E adesso?”. “Già, e adesso che famo?”. “Dobbiamo scoprire chi è quello che scrive di noi. Tanto è uno che viene qua, so sicuro”. “Sarà un maniaco dei libri. Ndo scappa”.

(L’uomo si avvia verso l’uscita): “E’ stato un piacere signori, buona continuazione”.

Dialoghi da una libreria antiquaria /9

“Certo che a legge i giornali viè da piagne”. “Già”. “Guerre, epidemie, ammazzamenti, gente che se frega i sordi…”. “Er monno è impazzito, non se salva più niente ormai”. “Certe volte me verrebbe voglia di chiudermi dentro na torre”. “Come Montaigne!”. “Chi?”. “Montaigne, quello che ha scritto i Saggi”. “Ah, stava dentro na torre?”. “A ‘n certo punto della vita ha lasciato i suoi incarichi e s’è ritirato con un migliaio di libri“. “Ha fatto bene!”. “Dai libri ha estratto cinquantasette sentenze che fece iscrivere sulle travi del soffitto”. “Pensa te…e che ce stava scritto?”. “Soprattutto frasi di filosofi greci sul senso della vita, sulla storia, sugli uomini…”. “Tipo?”. “Mo te ne leggo qualcuna…aspè…ecco, ‘La vita più dolce sta nel non pensare a niente'”. “Vero”. “‘Il genere umano è troppo desideroso di frottole'”. “Vero”. “‘Godi in letizia del presente, le altre cose non dipendono da te'”. “Vero”. “‘Nessun uomo ha mai saputo nè saprà mai nulla di certo'”. “Vero. Aò, me piace sto Montaigne”. “Allora fai come lui e cercate na torre, i libri non te mancano”. “Quasi quasi…”. “E sur soffitto che ce fai scrive?”. “Passame il libro…mmm…ecco questo: ‘Ed anche sul più alto trono della terra non siamo seduti che sul nostro culo'”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana /8

“Oggi c’ho ‘n sonno…non riesco a tenè l’occhi aperti”. “Non hai dormito?”. “Ma che ne so, m’è pijata l’insonnia”. “Brutta bestia”. “So giorni che me distendo e niente, non dormo”. “Come Ravel!”. “Ravel?”. “Sì, Ravel, il compositore”. “Era insonne?”. “Ammazza, praticamente non ha dormito per tutta la vita”. “Poraccio”. “Secondo lui c’erano quattro tecniche per provare a dormire”. “Ah sì? Sentiamole”. “Prima tecnica, immaginare una storia”. “Fatto”. “Seconda tecnica, trovare la posizione migliore”. “Fatto”. “Terza tecnica, contare le pecore”. “Fatto”. “Quarta tecnica, prendere dei sonniferi”. “Fatto pure questo. Non me pare che Ravel c’avesse grande fantasia”. “Aò, con me la prima tecnica funziona benissimo”. “Ah sì, e che te immagini?”. “D’entrà qua dentro e di cercare un libro, non so bene che libro è, so solo che c’è, ma non so dove sia quindi inizio a cercare, a spostare, a impilare, e intorno a me intanto i libri crescono, aumentano sempre di più, ce ne sono di tutti i colori e di tutte le forme, ma non mi schiacciano, anzi mi tengono compagnia, e io mi sento bene, sono felice di essere circondato da tutti questi libri, sono così felice che inizio a gridare ‘Sono vostro! Sono vostro! E poi…ehi, ma che te sei addormentato?”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana /7

“Ammazza quanta roba! Sembra de sta ar mercatino”. “Eh magari, quelli armeno du sordi li fanno”. “Ma da dove arriva?”. “So gli oggetti dello studio di un signore che viveva nel palazzo di fronte. E’ morto qualche giorno fa e la vedova mi ha chiesto se potevo liberare la stanza”. “E che ce fai mo co ste cose…cartoline, portapenne, tagliacarte, quadretti, un mappamondo, una vecchia pipa…”. “Provo a venderli, tanto agli oggetti non importa nulla della nostra vita, ma a noi interessa molto la storia di questi essere feroci che invadono il nostro mattino”. “Che frase! Ma sei un poeta!”. “Ma mica è mia. E’ de Alda Merini”. “Ah, me pareva…”. “E’ ‘na poesia sugli oggetti che finisce così: ‘Questi esseri che si svegliano con noi all’alba e che continuano a ripetere crudeli: Sei ancora qui con noi, ancora una volta viva’”. “Aò, m’hai fatto venì er magone”. “Eh ma Alda era Alda, oggi non la legge più nessuno ma era na grande”. “Senti ma…quanto voi per la pipa?”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana /6

“Aò, che è quella faccia?”. “Lascia sta, m’hanno appena rubato un libro”. “Ma che davero? E chi è stato?”. “E’ quello er problema…”. “Cioè?”. “Un cliente storico, uno che viene da vent’anni, un magistrato in pensione”. “E che s’è rubato?”. “Un volume da duemila euro”. “Hai capito er magistrato”. “Da me non l’aveva mai fatto, ma in altre librerie lo conoscono, non so se me spiego…”. “Ah, pure!”. “Lo hanno soprannominato Guglielmo”. “Guglielmo?”. “Sì, come Guglielmo Libri, quel matematico che nel 1848 in Francia si rubò migliaia di libri dalle biblioteche pubbliche e fu costretto a scappare in Inghilterra. Lui negò sempre i furti, ma quando morì gli ritrovarono in casa oltre quarantamila manoscritti rarissimi”. “Che roba!”. “Furbo Guglielmo eh?”. “Sì, però lo sai mejo de me che uno se può rubà tutti i libri del monno, ma non riuscirà mai a leggerli prima de morì”. “Già. Coi libri si esce comunque sconfitti…”.