Dialoghi da una libreria antiquaria romana /8

“Oggi c’ho ‘n sonno…non riesco a tenè l’occhi aperti”. “Non hai dormito?”. “Ma che ne so, m’è pijata l’insonnia”. “Brutta bestia”. “So giorni che me distendo e niente, non dormo”. “Come Ravel!”. “Ravel?”. “Sì, Ravel, il compositore”. “Era insonne?”. “Ammazza, praticamente non ha dormito per tutta la vita”. “Poraccio”. “Secondo lui c’erano quattro tecniche per provare a dormire”. “Ah sì? Sentiamole”. “Prima tecnica, immaginare una storia”. “Fatto”. “Seconda tecnica, trovare la posizione migliore”. “Fatto”. “Terza tecnica, contare le pecore”. “Fatto”. “Quarta tecnica, prendere dei sonniferi”. “Fatto pure questo. Non me pare che Ravel c’avesse grande fantasia”. “Aò, con me la prima tecnica funziona benissimo”. “Ah sì, e che te immagini?”. “D’entrà qua dentro e di cercare un libro, non so bene che libro è, so solo che c’è, ma non so dove sia quindi inizio a cercare, a spostare, a impilare, e intorno a me intanto i libri crescono, aumentano sempre di più, ce ne sono di tutti i colori e di tutte le forme, ma non mi schiacciano, anzi mi tengono compagnia, e io mi sento bene, sono felice di essere circondato da tutti questi libri, sono così felice che inizio a gridare ‘Sono vostro! Sono vostro! E poi…ehi, ma che te sei addormentato?”.

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