Dialoghi da una libreria antiquaria romana /7

“Ammazza quanta roba! Sembra de sta ar mercatino”. “Eh magari, quelli armeno du sordi li fanno”. “Ma da dove arriva?”. “So gli oggetti dello studio di un signore che viveva nel palazzo di fronte. E’ morto qualche giorno fa e la vedova mi ha chiesto se potevo liberare la stanza”. “E che ce fai mo co ste cose…cartoline, portapenne, tagliacarte, quadretti, un mappamondo, una vecchia pipa…”. “Provo a venderli, tanto agli oggetti non importa nulla della nostra vita, ma a noi interessa molto la storia di questi essere feroci che invadono il nostro mattino”. “Che frase! Ma sei un poeta!”. “Ma mica è mia. E’ de Alda Merini”. “Ah, me pareva…”. “E’ ‘na poesia sugli oggetti che finisce così: ‘Questi esseri che si svegliano con noi all’alba e che continuano a ripetere crudeli: Sei ancora qui con noi, ancora una volta viva’”. “Aò, m’hai fatto venì er magone”. “Eh ma Alda era Alda, oggi non la legge più nessuno ma era na grande”. “Senti ma…quanto voi per la pipa?”.

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