Dialoghi da una libreria antiquaria romana /5

“Aò, cos’è quella faccia? Che t’è successo?”. “Lascia perde, so pieno de dolori alla schiena, è la vecchiaia”. “Ma mica sei vecchio tu”. “So vecchio, so vecchio. So così vecchio che ho ricominciato a piagne leggendo la poesia”. “Ma non lo sai che non se deve legge la poesia quando si è vecchi? Te devi legge la filosofia”. “Ma sei sicuro?”. “Ma n’te ricordi Boezio?”. “Chi?”. “Severino Boezio, quello che ha scritto la Consolazione della Filosofia?”. “Ah, e che jè successo?”. “Passame il libro…ah si, ecco…lui stava in carcere e leggeva libri de poesia per cercare de consolarsi dar fatto che sentiva la morte vicina. A ‘n certo punto però gli appariva na donna arrabbiata che je diceva: ‘Chi ha permesso che si accostassero al malato queste sgualdrinelle da teatro che non solo non posso offrire alcun rimedio ai suoi dolori, ma anzi con i loro dolci veleni li alimentano? Andatevene e lasciate che siano le mie arti a guarirlo'”. “Ma chi era sta donna?”. “Aò me sei de coccio. Era la Filosofia”. “E le sgualdrinelle?”. “Le Muse della poesia”. Quindi me dovrei legge Boezio?”.”Sì, ma forse è meglio se per oggi lasci perdere. Annamo a magnà due pasterelle va”.

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Dialoghi da una libreria antiquaria romana /4

“Ammazza che callo che fa, se schiatta!”. “Da morì, è arrivato tutto insieme”. “E’ pure metà giugno però, dai”. “Eh ma ‘na volta a Roma, tipo nell’Ottocento, il caldo arrivava a luglio”. “Ma che ne sai te?”. “L’ha scritto Stendhal”. “E te ci credi? Non lo sai che a Stendhal gli piaceva scrive fregandosene della verità?”. “Aò, non me toccà Stendhal. Uomo sublime!”. “Sì, sarà pure sublime ma è uno di cui non ci si può fidare ciecamente. Comunque che ha scritto?”. “Aspè mo te leggo…ecco…’1834, clima di Roma. Calore da non dormire dall’8 luglio al 10 settembre. Scirocco dal 20 al 24, troppo caldo’. Quindi il caldo arrivava a luglio”. “Ma dove l’ha scritta sta cosa?”. “Dentro un saggio su Shakespeare, a lui je piaceva scrive sui libri”. “Passamelo un attimo…ma hai letto cosa dice qualche pagina dopo?”. “No, che dice?”. “Vi sono delle oziosità che si dicono per brillare. Non c’è nulla nella vita che vada presa sul serio”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana /3

“Insomma com’è andata a Trieste?”. “Benissimo, è una città meravigliosa, cammini e ti senti dentro la Storia”. “Eh lo so, piace tanto anche a me. Ma sei annato alla libreria de Saba?”. “Sì, ma era chiusa”. “Peccato, me la ricordo vent’anni fa, ‘no spettacolo”. “Immagino”. “Saba ce voleva morì lì dentro”. “Ah sì?”. “L’ha scritto nel Canzoniere…aspè mo te leggo er pezzo…ecco: ‘Una strana bottega d’antiquariato s’apre, a Trieste, in una via secreta. Vive in quell’aria tranquilla un poeta. Dei morti in quel vivente lapidario la sua opera compie, onesta e lieta, d’Amor pensoso, ignoto e solitario. Morir spezzato dal chiuso fervore vorrebbe un giorno; sulle amate carte chiudere gli occhi che han veduto tanto'”. “Bello”. “Sì. Me piacerebbe morì così pure a me”. “Dai che sei ancora giovane. E poi Saba è morto malato in una clinica”. “Invece io morirò de rabbia a vedè Roma allo sbando”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana /2

bessarione“Eh insomma manco Totti c’avemo più”. “Già”. “Me viè ancora da piagne”. “Parliamo di libri che è meglio dai”. “Ma che meglio…me viè da piagne uguale”. “Perchè?”. “Non li vole più nessuno i libri”. “Ma se vedo sempre n’sacco de gente qui”. “Vengono a chiacchierà”. “Ogni tanto però comprano”. “Sempre de meno. So finiti i tempi del cardinale Bessarione”. “Chi?”. “Bessarione, quello che donò a Venezia la sua biblioteca”. “Non lo conosco”. “Mo te leggo la lettera che scrisse nel 1468 al doge Cristoforo Moro…la tengo nel cassetto…aspè…ecco senti che roba: ‘I libri vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime della nostra memoria”. “Aveva ragione Bessarione”. “Aspè senti come finisce…’senza i libri saremmo tutti rozzi e ignoranti, non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi, cancellerebbe anche la memoria degli uomini”. “Molto bella”. “E invece mò i libri li buttamo, la gente preferisce magnasse ‘n gelato”. “Aò so più triste de quando so arrivato..”. “Te l’ho detto che era mejo parlà de Totti…”.

Dialoghi da una libreria antiquaria romana

“Bella questa biografia su Pietro Bembo”. “Ah Bembo, quello che aveva la storia con Lucrezia Borgia. Lo dice il libro?”. “Aspetta che cerco…ecco…’Pietro aveva tutte le doti che Lucrezia cercava in uomo: colto, fascinoso, arrembante…e Lucrezia era irresistibile per Pietro. L’attrazione fu immediata’”. “Lo sai come si divertivano sì?”. “Già”. “Ma Bembo è morto a Roma?”. “Non lo so”. “Mi pare di sì…aspè…sì, vedì, a Roma nel 1547. E’ sepolto nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Oddio ma qual è?”. “Prendo l’Armellini?”. “Ah già, grande Armellini. Sì, guarda un po’ do sta”. “Maria sopra Minerva…Minerva…ah è a piazza della Minerva, al Pantheon”. “Oh lo sai che non ci sono mai entrato!”. “Manco io”. “Ma che dice l’Armellini?”. “Che ci sono sepolti pure Caterina da Siena e il Beato Angelico”. “Pensa te”. “L’andrò a vedere”. “Comunque puoi girà quanto te pare ma Roma è Roma…”. “Già”. “A Roma ce sta davvero di tutto…”. “Vero”. “Vabbè vai, la prossima volta te faccio vedè un libro de Casanova…n’artro che sapeva vive…”