Topografia della memoria – Martin Pollack

In un mondo impegnato a rimuovere e cancellare persone e fatti storici, i libri di Martin Pollack giungono a noi come un balsamo dalle proprietà miracolose, capaci di sanare incomprensioni, rimarginare ferite, indicare la strada per riportare ogni cosa all’interno di ragionamenti che non hanno nulla di ideologico o pregiudiziale. Per lo scrittore e giornalista austriaco tutte le storie devono essere raccontate, nessuna tragedia deve cadere nel dimenticatoio perché “non bisogna permettere che le vittime restino senza nome” e perché “i fantasmi del passato non è possibile bandirli con il silenzio. Ogni tentativo di cacciarli è inesorabilmente condannato a fallire”. Di questo tratta ‘Topografia della memoria’ (Keller), la raccolta di saggi, articoli e discorsi in cui è possibile ritrovare un distillato del pensiero di Pollack, che nei suoi libri “porta alla luce il dolore, l’ingiustizia e la colpa che sempre si è cercato di nascondere” ha evidenziato l’amico Claudio Magris. Questo scavo lo ha riguardato in prima persona, poiché il padre che non ha mai conosciuto era stato Sturmbannfuhrer delle SS e dirigente della Gestapo, e venne ucciso nel 1947 nel tentativo di fuggire in Sud America. Pollack ha indagato la figura del padre nel libro ‘Il morto nel bunker’ ma in questa raccolta torna a parlarne nel capitolo ‘Mio padre, lo Sconosciuto’ che è uno degli scritti più intensi che si possa leggere su un genitore. “Una resa dei conti con mio padre non mi ha mai interessato. Ho invece bisogno di confrontarmi con il passato per comprendere chi sono. I padri non ci lasciano liberi, si aggrappano a noi, con una presa che non riusciamo a scuoterci di dosso. Siamo inseparabilmente legati a loro da infiniti fili invisibili. Questa scoperta può essere magnifica, ma anche terribile e minacciosa”. Da ‘Galizia’ a ‘Paesaggi contaminati’ fino a questa raccolta, la Memoria è elemento centrale del discorso di Pollack. Che però ammonisce: “Esigerne una uniforme è pericoloso”. Ogni uomo ha infatti un bagaglio di esperienze diverse. Come fare dunque? “Bisogna occuparsi della Storia di tutti e comprendere l”Altro, accettarlo così com’è, con tutto il peso della sua Storia”.

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