Recalcati accende il desiderio di sapere, ma il modello resta l’Emilio di Rousseau

di Alessandro Melia

L’essenziale dell’insegnamento consiste nel mobilitare il desiderio di sapere, nel rendere corpo erotico l’oggetto teorico, si tratti di una poesia di Pascoli o della successione di Fibonacci. Ecco il miracolo della lezione. Trasportare il desiderio“. Leggendo queste parole di Massimo Recalcati contenute nel suo ultimo libro‘L’ora di lezione – Per un’erotica dell’insegnamento’ (Einaudi), un saggio profondamente intelligente che andrebbe diffuso nelle scuole italiane, in cui ci viene svelato come un bravo insegnante sia colui che sa rendere il sapere degno di interesse per i suoi allievi (“a renderlo un oggetto capace di causare il desiderio“), ho pensato a quell’anima inquieta di Jean-Jacques Rousseau, autore dell’Emilio, il più importante romanzo pedagogico che sia mai stato scritto. Perfino Kant, che detestava il Romanticismo e mal tollerava ogni tipo di bizzarria e stravaganza, influenzato dalla lettura dell’Emilio (racconta Isaiah Berlin, uno dei maggiori storici della cultura novecentesca) si convinse che ogni uomo – e non solo una minoranza di illuminati – era capace di rispondere alla domanda: “Come debbo comportarmi?”. Kant lo ammirava a tal punto che l’unica immagine sopra la sua scrivania era proprio un ritratto di Rousseau.

rousseauTutte le cose sono create buone da Dio, tutte degenerano tra le mani dell’uomo”: questa la celebre frase con cui si apre l’Emilio, in cui il filosofo ginevrino riversa la sua dottrina descrivendo le tappe della formazione intellettuale e morale di un fanciullo che deve vivere nella società, ma vuole sfuggire alla sua influenza corruttrice. Rousseau, spirito critico, colto e sensibile, cantore della natura consolatrice contro i mali della società, lettore appassionato di Plutarco e Montaigne, primo uomo a mettere in atto una protesta romantica in pieno Illuminismo, scrisse l’Emilio tra il 1759 e il 1762, periodo in cui soggiornò nel piccolo castello di Montmorency, a pochi chilometri da Parigi, ospite del maresciallo di Luxembourg. Lì, in quella dimora incantevole dal mobilio bianco e azzurro, tra boschi, acque e profumi di fiori d’arancio, in una profonda e deliziosa solitudine, compose l’Emilio con slancio febbrile. Adibì il torrione del castello a suo gabinetto di lavoro, disponendo sul tavolo le bozze e i fogli, e diede vita al suo fanciullo, fornito di un’intelligenza normale, di buona salute, nobile e ricco. Poiché per Rousseau la verità non risiede nel pensiero, ma nelle sensazioni che l’uomo prova immerso nella natura, lo scopo dell’educazione sarà quello di evitare qualsiasi costrizione, lasciando libero Emilio di imparare attraverso le sue stesse esperienze. Il maestro non dovrà fare altro che facilitarne l’accesso predisponendo un contesto adeguato, ma soprattutto il suo compito sarà quello di suscitare nel fanciullo il desiderio di apprendere e agire. “Tutti si affaticano a ricercare i metodi migliori per insegnare a leggere, dimenticando il mezzo più sicuro di tutti: il desiderio di apprendere. Suscitate nel fanciullo questo desiderio e poi fate pure a meno di tavole e dadi: ogni metodo sarà buono per lui”. E’ il desiderio la chiave di tutto. Lo stesso desiderio di cui parla Recalcati.

Secondo lo psicanalista lacaniano il desiderio è una forza capace di aprire mondi e un bravo insegnante, durante l’ora di lezione, ha la possibilità di farlo, non trasmettendo contenuti, ma facendo nascere nello studente delle passioni, trasformando quindi il sapere in qualcosa di erotico. Ogni insegnante dispone di un’arma potente: la parola. “Le parole sono vive, entrano nel corpo, bucano la pancia. Le parole non sono solo il veicolo dell’informazione, ma sono corpo, carne, vita, desiderio. Cos’è allora un’ora di lezione? E’ un incontro con l’ossigeno vivo del racconto, della narrazione, del sapere che si offre come un evento, anche quando i suoi oggetti sono formule chimiche o equazioni. Un’ora di lezione può cambiare una vita, imprimere al destino un’altra direzione”.

Il teorema di Recalcati, dunque, richiama l’insegnamento di Rousseau: il maestro muove il desiderio del viaggio. Proprio come fanno certi libri. Recalcati ne cita due: La strada di Cormac McCarthy e Stoner di John Williams. Il padre sopravvissuto del libro di McCarthy è l’esempio di colui che sa portare il fuoco, come dovrebbe fare ogni bravo insegnante: non istruire lo studente secondo schemi o mappature cognitive, ma “dare la parola, coltivare la possibilità di stare insieme, valorizzare le differenze animando la curiosità di ciascuno”. Ancora una volta viene in mente Rousseau. Nel Libro quarto dell’Emilio ammonisce: “Non ricorrete mai coi giovani ad aridi ragionamenti. Rivestite di un corpo la ragione, se volete renderla loro sensibile”. La parola che diventa un corpo. Il libro che diventa un corpo. In questa sublimazione, ci dice Recalcati “i libri danzano, diventano corpi in movimento, corpi erotici. Qualcosa si muove e ci trasporta. Ecco perchè la lettura può diventare a sua volta una pratica capace di soddisfare la pulsione”.

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