La non fiction è ricerca della bellezza, come dimostra ‘Guarigione’ di Cristiano De Majo

di Alessandro Melia

coppiaballa1In un articolo uscito non molto tempo fa, Pietro Citati si chiedeva dove i biografi del futuro, in mancanza di epistolari, troveranno il materiale per scrivere le loro Vite. Un tempo gli scrittori affidavano pensieri, riflessioni e umori alle lettere, dichiarando i loro sentimenti e gli stati d’animo. Erano corrispondenze straordinarie quelle di Leopardi, Pirandello, Kafka, Woolf, Cvetaeva, Rilke. Lettere appassionate, strazianti, deliranti, gioiose, angoscianti. Accanto agli epistolari, poi, i biografi potevano contare su saggi (Montaigne), pensieri (Pascal), diari (Kierkegaard), ricordi (Stendhal), taccuini (James, Camus) o riflessioni esistenziali come Le fantasticherie del passeggiatore solitario di Rousseau. Una montagna di informazioni che in mano a scrittori e critici di ogni tempo, da Plutarco a Saint Beuve, da Zweig a Troyat, da Macchia allo stesso Citati, sono diventate opere di riconosciuto valore mondiale. Ma se oggi qualcuno volesse raccogliere informazioni su un determinato scrittore o personaggio letterario per scrivere una biografia, a quali fonti potrebbe attingere? Probabilmente a interviste, recensioni, reportage, forse anche dialoghi sui social network. Nulla di così intimo come lettere o diari, però, e quindi non sufficienti per poter scendere nelle profondità dell’animo umano, condizione necessaria se si vuole raccontare la vita di qualcuno.

Per fortuna, nonostante l’invasione del romanzo e dei suoi derivati, fiction e autofiction per così dire, esistono ancora scrittori che trovano la vita, così com’è, più interessante. I loro scritti non seguono canoni prestabiliti, ma vanno a caccia di itinerari inesplorati, cercano i giusti sbocchi per raccontare quella storia. La loro storia. E’ la non fiction narrativa. Un insieme di biografie, memorie, reportage, saggi personali. “E’ la possibilità del realismo che si dispiega davanti ai tuoi occhi. Mi succede una cosa e quindi ho tutte le carte in regola sul piano emotivo per riuscire a descriverla. E la descrivo per comunicarla ad altre persone” per dirla con le parole di Cristiano De Majo, autore di ‘Guarigione’ (Ponte alle Grazie). Il libro è un diario di non fiction scritto in modo esemplare, con spietata sincerità. Ogni pagina è un concentrato di esperienze e sensazioni capaci di lasciarci disarmati di fronte all’esplosione della vita in tutte le sue forme. Contiene: l’esperienza della nascita di due gemelli e la paura che uno dei due sia affetto per sempre da una malattia che rende la pelle fragile al punto che subisce lesioni, ferite o formazioni di bolle in seguito a traumi anche lievissimi; la responsabilità di provvedere al loro mantenimento e la stanchezza che ne deriva; il tumore giovanile di Cristiano; una storia d’amore (dagli esordi alla formazione di una famiglia) con le gioie, i litigi, le ansie, le contraddizioni, le paure, le forme del sesso (tutto è allo scoperto, davanti ai nostri occhi); il suicidio di un amico; il lavoro in un campo di profughi africani; i viaggi e le guide turistiche; la California; Roma, Napoli, Milano; suggerimenti per recensire un libro; suggerimenti per scrivere un libro; appunti, aneddoti, divagazioni mentali; riferimenti letterari, in particolar modo a quei testi che sono un punto di riferimento stilistico ed esistenziale per l’autore: Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère, Malattia come metafora di Susan Sontag, Tutti i bambini tranne uno di Philippe Forest.

Il titolo del libro, Guarigione, fa riferimento non soltanto alla guarigione fisica di De Majo dal tumore giovanile e di quella di suo figlio dall’epidermolisi bollosa, ma anche al superamento di sensi di colpa, narcisisimi e comportamenti che temiamo influenzino per sempre la nostra vita e di chi ci sta vicino. Una guarigione dell’anima che conduce alla maturità, la quale, ci dice De Majo, non è altro che “la possibilità di far convivere sullo stesso piano nostalgia per il passato, consapevolezza del presente e speranza nel futuro”.

Quando abbiamo finito di leggere il libro siamo invasi da un senso di leggerezza e abbiamo la sensazione che le nostre ansie personali, anche per un solo istante, si siano placate. Come mai? Perchè De Majo, tramite la scrittura, fa l’unica cosa di cui ha bisogno l’essere umano: ricercare la bellezza. E la bellezza si cela dietro i nostri tentativi di vivere la vita come meglio possiamo. ‘Guarigione’ non dà risposte, ma ci consegna qualcosa di più prezioso. E’ questo il ‘miracolo’ della non fiction. Così potremmo dire che gli scrittori che hanno deciso di raccontare l’esperienza umana sono i biografi del futuro. Penso a Sebald, Carrère, Foster Wallace, Didion, Cole, Hemon. E’ anche alle loro pagine che dovremo rivolgerci se tra venti, trenta o cinquant’anni, avremo bisogno di ricordare come vivevamo.

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