Dieci libri del Novecento italiano da riscoprire quest’estate

Accertato che: A) d’estate la gente legge (sarà poi vero?); B) qualsiasi editorialista o critico letterario o scrittore o blogger o ufficio stampa si sente in dovere di consigliare libri per l’estate; C) “se vi vedono in spiaggia con Siddharta di Hermann Hesse ci farete la pessima figura che meritate perché lo hanno letto tutti” (Manganelli); mi accingo a presentare dieci libri quasi del tutto scomparsi dal panorama editoriale. Sono dieci romanzi, o raccolte di racconti, di scrittori del Novecento italiano che per stile, repertorio di parole, originalità e contenuti, hanno pochi eguali. Purtroppo per loro – e per noi – sono finiti nel dimenticatoio. Meno ripubblicati del gruppo dei più noti (Calvino, Moravia, Pavese, Gadda, Levi, Morante, Ginzburg, Buzzati, Ortese, Landolfi, Arbasino) basta iniziare a leggere le loro storie per essere attirati come le mosche al miele. Ma chi sono? Eccoli in ordine sparso: Arpino, Chiara, Soldati, Cassola, Bilenchi, D’Arzo, Pomilio, Bassani, Bufalino e Zavattini. Come ho già detto, li ho scelti un po’ perché non ne parla più nessuno, un po’ perché per trovare i loro libri è necessario frequentare anche le librerie d’occasione, ed è sempre un’esperienza utile e divertente, un po’ perché ci ricordano com’era l’Italia quaranta o cinquanta anni fa, e un po’ perché parlano di temi estivi come il viaggio, la memoria, gli spettri, gli incontri amorosi. Di ogni libro riassumerò la trama, citerò la casa editrice e riporterò gli incipit, che sono delle vere e proprie lezioni di scrittura.

 

 

Giovanni Arpino – Passo d’addio (Einaudi)

Trama:

Sei personaggi (un vecchio professore filosofo-matematico, il suo miglior allievo, due anziane signorine, un pizzaiolo, una ragazza irrequieta) alle prese con una scelta drammatica. Un delitto? Un peccato mortale? Un gesto proibito? In ogni caso una vicenda che riguarda tutti noi.

Incipit:

“La vita o è stile o è errore”.
Tracciate da un’incerta grafia queste parole spiccano sulla lavagna tra ghirigori matematici, formule e calcoli resi ormai indecifrabili da successive cancellazioni. Due linee sfrecciavano però, ancora nitide, da quell’“errore” per suggerire altre possibili conclusioni: “sciagura” e “idiozia”.
Il giovane Carlo Meroni aveva occhieggiato la frase mascherando il solito imbarazzo. Ogni domenica veniva omaggiato con una nuova massima. La lavagna costituiva infatti il labile diario del suo vecchio maestro, il professor Giovanni Bertola, docente di matematica da tempo in pensione. Carlo Meroni gli dedicava il pomeriggio festivo con una fedeltà che ad osservatori superficiali sarebbe apparsa perlomeno singolare.

 

Mario Soldati – Storie di spettri (Mondadori)

Trama:

Venti “ghost stories” condotte sul filo di fatti, incontri, emozioni di ogni giorno. Soldati ci porta nei suoi luoghi letterari prediletti: Torino, Roma, Genova, la pianura padana, il Lago Maggiore, la Valsolda.

Incipit (da Il tarocco numero 13):

Se dovessi dire perché, da qualche anno, vengo a passare le feste in questa piccola città dell’alta valle di Susa, risponderei: “Perché qui, in un vecchio albergo, c’è una porta imbottita di pelle che dà direttamente sulla scala ai piani superiori: e nel centro di questa porta, una losanga di vetro”.
Attraverso la losanga di vetro si vedono soltanto gli scalini con la loro guida di felpa rossa: nient’altro. Ma quel rosso e quella figura geometrica hanno per me un incanto misterioso. Immobile nel corridoio, non mi stanco di guardare.

 

Cesare Zavattini – Parliamo tanto di me (Bompiani)

Trama:

Primo libro di Zavattini, scritto all’età di 27-28 anni mentre il padre moriva di cirrosi epatica. Storia di un uomo che di notte viene svegliato da uno Spirito che lo guiderà in un viaggio nell’aldilà alla scoperta di Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Incipit:

La notte del 17 gennaio 1930 leggevo un romanzo d’amore. Il fuoco crepitava nel camino. Coricato nel soffice letto, interrompevo ogni tanto la lettura per ascoltare i sibili del vento fra gli alberi della foresta. I vetri tersi della finestra lasciavano scorgere il cielo pallido e due alberi, sulla collina, ornati di neve. Guardai il pendolo: segnava le due. Spensi la luce, mi rannicchiai sotto le coltri. – Dormiamo – dissi.

 

Romano Bilenchi – Gli anni impossibili (Rizzoli)

Trama:

Trittico di storie di formazione unite da un filo invisibile, raccontano l’approssimarsi alla vita di un ragazzo che si trova davanti a ostacoli e problemi imprevisti e sconosciuti.

Incipit:

L’anno della siccità segnò il culmine dell’amicizia tra me e mio nonno.
Da otto mesi il nonno e la nonna avevano smesso di lavorare e abbandonato l’albergo tenuto in affitto fino dalla loro giovinezza, nel quale, dopo un’incessante faticosa lotta, erano riusciti a mettere insieme un discreto capitale. Si erano ritirati nella casa acquistata in via dei Tre Mori dove anche io ero andato ad abitare con la mamma e col babbo. Il nonno, però, non riusciva a godere del libero riposo come si era ripromesso nel compiere quel doloroso quanto risoluto passo da una vita varia e prodigalmente attiva ma schiava dei bisogni e dei capricci del primo venuto, a un’altra inoperosa sì ma tutta disponibile, da riempirsi di soli piacevoli svaghi, di faccende soltanto volontarie.

 

Giorgio Bassani – L’Airone (Feltrinelli)

Trama:

Storia dell’ultima giornata di vita del cacciatore Edgardo Limentani, ambientato nell’inverno del 1947 tra Ferrara, Codigoro e il Po. Si tratta dell’ultimo romanzo di Bassani, che vinse il premio Campiello nel 1969. Dalla quarta di copertina: romanzo sul malessere esistenziale onnicomprensivo che pervade ogni aspetto della realtà.

Incipit:

Non subito, ma risalendo con una certa fatica dal pozzo senza fondo dell’incoscienza, Edgardo Limentani sporse il braccio destro in direzione del comodino. La piccola sveglia da viaggio che Nives, sua moglie, gli aveva regalato tre anni fa a Basilea in occasione del suo quarantaduesimo compleanno, continuava, nel buio, a emettere a brevi intervalli il suo suono acuto e insistente, anche se discreto. Bisognava farla tacere.

 

Silvio D’Arzo – Casa d’altri (Einaudi)

Trama:

L’incontro tra un prete da sagre, confinato in un paesino della provincia emiliana dove non succede mai nulla, e Zelinda, una vecchia che passa le giornate lavando i panni nel fiume, senza avere contatti con la gente. Un giorno, però, lei chiede al prete di derogare a una “regola” della Chiesa cattolica.

Incipit:

All’improvviso dal sentiero dei pascoli, ma ancora molto lontano, arrivò l’abbaiare di un cane.
Tutti alzammo la testa.
E poi di due o di tre cani. E poi il rumore dei campanacci di bronzo.
Chini attorno al saccone di foglie, al lume della candela, c’eravamo io, due o tre donne di casa, e più in là qualche vecchia del borgo. Mai assistito a una lezione di anatomia? Bene. La stessa cosa per noi in certo senso.

 

Gesualdo Bufalino – Argo il cieco (Bompiani)

Trama:

Diario-romanzo di un vecchio (lo stesso autore forse, o forse no) che vanamente si ostina a promuovere in leggenda, attraverso comici o tragici racconti, la sua povera vita.

Incipit:

Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Né prima né dopo; quell’estate. E forse fu grazia del luogo dove abitavo, un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su un prone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io era la più bruna.

 

Carlo Cassola – Il taglio del bosco (Mondadori)

Trama:

Storia di un uomo, Guglielmo, rimasto vedovo, con due bambine, che cerca per disperazione la sua pace nel lavoro. Intorno a lui ruotano quattro personaggi, tra i quali una donna, Fiore.

Incipit:

Dopo Montecerboli i viaggiatori si ridussero a cinque: un giovanotto, un uomo, due donne e un bimbo.
Il fattorino si fregò le mani:
– Siamo proprio in famiglia, stasera, – disse soddisfatto.
L’uomo in fondo sorrise, poi si mise a guardare fuori del finestrino, benché non si vedesse nulla a causa del buio.
Era un uomo dall’apparente età di trentasette-trentott’anni. Indossava una giacca col bavero di pelliccia consunto per l’uso, e teneva il cappello leggermente rialzato sulla fronte. Aveva il viso magro, il naso diritto, le labbra ferme, le mani ossute e robuste.

 

Piero Chiara – L’uovo al cianuro e altre storie (Mondadori)

Trama:

La vita di provincia fra storie drammatiche e umoristiche, tra misteri e passioni. Secondo Dino Buzzati ‘Ti sento, Giuditta’ è il racconto ideale, tanto che lo teneva sulla sua scrivania durante gli anni al Corriere della Sera.

Incipit (da Ti sento, Giuditta):

Più di una volta, da ragazzo, gironzolando sul porto avevo notato che uno dei più seri frequentatori del Caffè Clerici, Amedeo Brovelli, ex commerciante ritirato dagli affari con poca rendita, nelle giornate di tramontana stava fermo per ore intere sul molo, coi capelli grigi arruffati dal vento che lo prendeva di spalle. Non pescava e neppure abbassava gli occhi sullo specchio d’acqua del porto, ma teneva lo sguardo rivolto verso il paese, senza espressione, come se guardasse nel vuoto.

 

Mario Pomilio – Una lapide in via del Babuino (Avagliano)

Trama:

Uno scrittore anziano scopre in un suo vecchio quaderno d’appunti l’abbozzo di una possibile storia. Una storia che non ha trovato la sua forma e non è diventata un libro. Lo stimolo era venuto da una lapide posta sulla facciata di un palazzo romano.

Incipit:

Adesso s’accorgeva d’essere stato felice senza saperlo. Ma questo pensiero, invece d’amareggiarlo, gli procurava una curiosa sensazione di serenità. Era come scoprire d’aver accumulato, a poco a poco e senza quasi essersene accorto, una piccola riserva di cose buone da ricordare, che gli avrebbero consentito di vivere di rendita a patto che lui sapesse farle fruttare. Altrimenti non si spiegava perché da tanto tempo si sentisse così bisognoso di memorie e attendesse con tanta cura a difenderle da ogni sperpero.

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