Dieci libri del Novecento italiano da riscoprire quest’estate

Accertato che: A) d’estate la gente legge (sarà poi vero?); B) qualsiasi editorialista o critico letterario o scrittore o blogger o ufficio stampa si sente in dovere di consigliare libri per l’estate; C) “se vi vedono in spiaggia con Siddharta di Hermann Hesse ci farete la pessima figura che meritate perché lo hanno letto tutti” (Manganelli); mi accingo a presentare dieci libri quasi del tutto scomparsi dal panorama editoriale. Sono dieci romanzi, o raccolte di racconti, di scrittori del Novecento italiano che per stile, repertorio di parole, originalità e contenuti, hanno pochi eguali. Purtroppo per loro – e per noi – sono finiti nel dimenticatoio. Meno ripubblicati del gruppo dei più noti (Calvino, Moravia, Pavese, Gadda, Levi, Morante, Ginzburg, Buzzati, Ortese, Landolfi, Arbasino) basta iniziare a leggere le loro storie per essere attirati come le mosche al miele. Ma chi sono? Eccoli in ordine sparso: Arpino, Chiara, Soldati, Cassola, Bilenchi, D’Arzo, Pomilio, Bassani, Bufalino e Zavattini. Come ho già detto, li ho scelti un po’ perché non ne parla più nessuno, un po’ perché per trovare i loro libri è necessario frequentare anche le librerie d’occasione, ed è sempre un’esperienza utile e divertente, un po’ perché ci ricordano com’era l’Italia quaranta o cinquanta anni fa, e un po’ perché parlano di temi estivi come il viaggio, la memoria, gli spettri, gli incontri amorosi. Di ogni libro riassumerò la trama, citerò la casa editrice e riporterò gli incipit, che sono delle vere e proprie lezioni di scrittura.

 

 

Giovanni Arpino – Passo d’addio (Einaudi)

Trama:

Sei personaggi (un vecchio professore filosofo-matematico, il suo miglior allievo, due anziane signorine, un pizzaiolo, una ragazza irrequieta) alle prese con una scelta drammatica. Un delitto? Un peccato mortale? Un gesto proibito? In ogni caso una vicenda che riguarda tutti noi.

Incipit:

“La vita o è stile o è errore”.
Tracciate da un’incerta grafia queste parole spiccano sulla lavagna tra ghirigori matematici, formule e calcoli resi ormai indecifrabili da successive cancellazioni. Due linee sfrecciavano però, ancora nitide, da quell’“errore” per suggerire altre possibili conclusioni: “sciagura” e “idiozia”.
Il giovane Carlo Meroni aveva occhieggiato la frase mascherando il solito imbarazzo. Ogni domenica veniva omaggiato con una nuova massima. La lavagna costituiva infatti il labile diario del suo vecchio maestro, il professor Giovanni Bertola, docente di matematica da tempo in pensione. Carlo Meroni gli dedicava il pomeriggio festivo con una fedeltà che ad osservatori superficiali sarebbe apparsa perlomeno singolare.

 

Mario Soldati – Storie di spettri (Mondadori)

Trama:

Venti “ghost stories” condotte sul filo di fatti, incontri, emozioni di ogni giorno. Soldati ci porta nei suoi luoghi letterari prediletti: Torino, Roma, Genova, la pianura padana, il Lago Maggiore, la Valsolda.

Incipit (da Il tarocco numero 13):

Se dovessi dire perché, da qualche anno, vengo a passare le feste in questa piccola città dell’alta valle di Susa, risponderei: “Perché qui, in un vecchio albergo, c’è una porta imbottita di pelle che dà direttamente sulla scala ai piani superiori: e nel centro di questa porta, una losanga di vetro”.
Attraverso la losanga di vetro si vedono soltanto gli scalini con la loro guida di felpa rossa: nient’altro. Ma quel rosso e quella figura geometrica hanno per me un incanto misterioso. Immobile nel corridoio, non mi stanco di guardare.

 

Cesare Zavattini – Parliamo tanto di me (Bompiani)

Trama:

Primo libro di Zavattini, scritto all’età di 27-28 anni mentre il padre moriva di cirrosi epatica. Storia di un uomo che di notte viene svegliato da uno Spirito che lo guiderà in un viaggio nell’aldilà alla scoperta di Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Incipit:

La notte del 17 gennaio 1930 leggevo un romanzo d’amore. Il fuoco crepitava nel camino. Coricato nel soffice letto, interrompevo ogni tanto la lettura per ascoltare i sibili del vento fra gli alberi della foresta. I vetri tersi della finestra lasciavano scorgere il cielo pallido e due alberi, sulla collina, ornati di neve. Guardai il pendolo: segnava le due. Spensi la luce, mi rannicchiai sotto le coltri. – Dormiamo – dissi.

 

Romano Bilenchi – Gli anni impossibili (Rizzoli)

Trama:

Trittico di storie di formazione unite da un filo invisibile, raccontano l’approssimarsi alla vita di un ragazzo che si trova davanti a ostacoli e problemi imprevisti e sconosciuti.

Incipit:

L’anno della siccità segnò il culmine dell’amicizia tra me e mio nonno.
Da otto mesi il nonno e la nonna avevano smesso di lavorare e abbandonato l’albergo tenuto in affitto fino dalla loro giovinezza, nel quale, dopo un’incessante faticosa lotta, erano riusciti a mettere insieme un discreto capitale. Si erano ritirati nella casa acquistata in via dei Tre Mori dove anche io ero andato ad abitare con la mamma e col babbo. Il nonno, però, non riusciva a godere del libero riposo come si era ripromesso nel compiere quel doloroso quanto risoluto passo da una vita varia e prodigalmente attiva ma schiava dei bisogni e dei capricci del primo venuto, a un’altra inoperosa sì ma tutta disponibile, da riempirsi di soli piacevoli svaghi, di faccende soltanto volontarie.

 

Giorgio Bassani – L’Airone (Feltrinelli)

Trama:

Storia dell’ultima giornata di vita del cacciatore Edgardo Limentani, ambientato nell’inverno del 1947 tra Ferrara, Codigoro e il Po. Si tratta dell’ultimo romanzo di Bassani, che vinse il premio Campiello nel 1969. Dalla quarta di copertina: romanzo sul malessere esistenziale onnicomprensivo che pervade ogni aspetto della realtà.

Incipit:

Non subito, ma risalendo con una certa fatica dal pozzo senza fondo dell’incoscienza, Edgardo Limentani sporse il braccio destro in direzione del comodino. La piccola sveglia da viaggio che Nives, sua moglie, gli aveva regalato tre anni fa a Basilea in occasione del suo quarantaduesimo compleanno, continuava, nel buio, a emettere a brevi intervalli il suo suono acuto e insistente, anche se discreto. Bisognava farla tacere.

 

Silvio D’Arzo – Casa d’altri (Einaudi)

Trama:

L’incontro tra un prete da sagre, confinato in un paesino della provincia emiliana dove non succede mai nulla, e Zelinda, una vecchia che passa le giornate lavando i panni nel fiume, senza avere contatti con la gente. Un giorno, però, lei chiede al prete di derogare a una “regola” della Chiesa cattolica.

Incipit:

All’improvviso dal sentiero dei pascoli, ma ancora molto lontano, arrivò l’abbaiare di un cane.
Tutti alzammo la testa.
E poi di due o di tre cani. E poi il rumore dei campanacci di bronzo.
Chini attorno al saccone di foglie, al lume della candela, c’eravamo io, due o tre donne di casa, e più in là qualche vecchia del borgo. Mai assistito a una lezione di anatomia? Bene. La stessa cosa per noi in certo senso.

 

Gesualdo Bufalino – Argo il cieco (Bompiani)

Trama:

Diario-romanzo di un vecchio (lo stesso autore forse, o forse no) che vanamente si ostina a promuovere in leggenda, attraverso comici o tragici racconti, la sua povera vita.

Incipit:

Fui giovane e felice un’estate, nel cinquantuno. Né prima né dopo; quell’estate. E forse fu grazia del luogo dove abitavo, un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su un prone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re…Che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta; e che angele ragazze si spenzolavano dai davanzali, tutte brune. Quella che amavo io era la più bruna.

 

Carlo Cassola – Il taglio del bosco (Mondadori)

Trama:

Storia di un uomo, Guglielmo, rimasto vedovo, con due bambine, che cerca per disperazione la sua pace nel lavoro. Intorno a lui ruotano quattro personaggi, tra i quali una donna, Fiore.

Incipit:

Dopo Montecerboli i viaggiatori si ridussero a cinque: un giovanotto, un uomo, due donne e un bimbo.
Il fattorino si fregò le mani:
– Siamo proprio in famiglia, stasera, – disse soddisfatto.
L’uomo in fondo sorrise, poi si mise a guardare fuori del finestrino, benché non si vedesse nulla a causa del buio.
Era un uomo dall’apparente età di trentasette-trentott’anni. Indossava una giacca col bavero di pelliccia consunto per l’uso, e teneva il cappello leggermente rialzato sulla fronte. Aveva il viso magro, il naso diritto, le labbra ferme, le mani ossute e robuste.

 

Piero Chiara – L’uovo al cianuro e altre storie (Mondadori)

Trama:

La vita di provincia fra storie drammatiche e umoristiche, tra misteri e passioni. Secondo Dino Buzzati ‘Ti sento, Giuditta’ è il racconto ideale, tanto che lo teneva sulla sua scrivania durante gli anni al Corriere della Sera.

Incipit (da Ti sento, Giuditta):

Più di una volta, da ragazzo, gironzolando sul porto avevo notato che uno dei più seri frequentatori del Caffè Clerici, Amedeo Brovelli, ex commerciante ritirato dagli affari con poca rendita, nelle giornate di tramontana stava fermo per ore intere sul molo, coi capelli grigi arruffati dal vento che lo prendeva di spalle. Non pescava e neppure abbassava gli occhi sullo specchio d’acqua del porto, ma teneva lo sguardo rivolto verso il paese, senza espressione, come se guardasse nel vuoto.

 

Mario Pomilio – Una lapide in via del Babuino (Avagliano)

Trama:

Uno scrittore anziano scopre in un suo vecchio quaderno d’appunti l’abbozzo di una possibile storia. Una storia che non ha trovato la sua forma e non è diventata un libro. Lo stimolo era venuto da una lapide posta sulla facciata di un palazzo romano.

Incipit:

Adesso s’accorgeva d’essere stato felice senza saperlo. Ma questo pensiero, invece d’amareggiarlo, gli procurava una curiosa sensazione di serenità. Era come scoprire d’aver accumulato, a poco a poco e senza quasi essersene accorto, una piccola riserva di cose buone da ricordare, che gli avrebbero consentito di vivere di rendita a patto che lui sapesse farle fruttare. Altrimenti non si spiegava perché da tanto tempo si sentisse così bisognoso di memorie e attendesse con tanta cura a difenderle da ogni sperpero.

Al mare, in città o sui monti: 10 percorsi di lettura per l’estate

di Alessandro Melia

Un-mare-di-libriDieci percorsi letterari per l’estate. A ognuno il suo. Dai migliori romanzi usciti nei primi sei mesi del 2014 a quelli da scoprire sotto l’ombrellone, dai libri dedicati al centenario della Grande Guerra ai saggi sul modo di viaggiare ed esplorare il mondo. Ma anche diari ed epistolari, raccolte di racconti e poesie, approfondimenti filosofici, passeggiate stile ‘flaneur’ e critica letteraria. Dieci tragitti diversi per trascorrere le vacanze in compagnia dell’oggetto che più amiamo: il libro. D’altronde è da lì che comincia ogni nostro viaggio. Come scrisse Pietro Citati: “Penso che il vero viaggiatore sia il sedentario. L’uomo nascosto in una stanza con un libro in mano: egli sostiene che tutti i viaggi possibili, tutte le nuvole del cielo, tutte le voluttà vaste, cangianti e sconosciute, sono racchiuse nei libri. In quel riflesso di carta, scorge città e paesaggi mai immaginati, pensieri mai concepiti, fantasie e rapporti che nessun altro, prima di lui, aveva scorto. Gli sembra di acquistare una penetrazione meravigliosa”.

I ROMANZI MIGLIORI (percorso narrativa / 1)

cardellinoIl romanzo imperdibile di quest’anno èIl Cardellino’ di Donna Tartt (Rizzoli). Un’opera magnifica sotto tutti i punti di vista, con echi ottocenteschi. La scrittura è accurata, precisa. Non c’è cosa più piacevole che lasciarsi cullare dalle descrizioni dei luoghi, dai ritratti delle persone, dagli stati d’animo dei personaggi, a partire dal protagonista Theo Decker, il tredicenne che si ritrova solo dopo aver perso la madre in un attentato terroristico. Ogni relazione è analizzata, ogni pensiero è allo scoperto, ogni emozione affiora senza freni. Così come avviene, anche, in ‘Nulla, solo la notte’ di John Williams (Fazi), l’autore del più noto ‘Stoner’. Questa volta Williams sceglie di raccontare la giornata del giovane Arthur Maxley, disseminata di pensieri, visioni, ricordi e bevute. Il dialogo con il padre è la parte migliore del romanzo, in cui Williams fa emergere la vulnerabilità, l’essere nudi, fragili di fronte a chi ci ha dato la vita ma non ci conosce. Fino alla scoperta di essere simili, ossessionati dagli stessi sentimenti e dagli stessi ricordi. Proprio il passato è al centro de‘L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio’, l’ultimo romanzo diHaruki Murakami. Lo scrittore giapponese ci conduce in un viaggio doloroso, ma necessario, alla ricerca di noi stessi. Comprendere chi siamo e cosa cerchiamo è sempre stato il leitmotiv di Murakami e anche questa volta il lettore non resterà deluso.

I ROMANZI DA SCOPRIRE (percorso narrativa / 2)

‘I Luminari’ di Eleanor Catton (Fandango) è senza dubbio il romanzo più intrigante di quest’estate. La 28enne neozelandese, vincitrice del Man Booker Prize 2013, ci porta sulla costa occidentale della Nuova Zelanda nel 1865. Uno scozzese, Walter Moody, arriva in un hotel interrompendo l’incontro tra dodici uomini arrivati in città in cerca dell’oro. Un benestante facoltoso è sparito senza lasciar traccia, una puttana ha provato a togliersi la vita, un’enorme somma di denaro è stata trovata nella topaia di un povero. Insomma, gli elementi per tenerci incollati lungo le 970 pagine ci sono tutti. L’amore è invece al centro de ‘Il cuore dell’uomo’ di Jon Kalman Stefansson (Iperborea) che conclude la trilogia iniziata con ‘Paradiso e inferno’ e ‘La tristezza degli angeli’. Protagonista è sempre il ‘Ragazzo’, un giovane orfano che intraprende un viaggio di formazione attraverso l’Islanda e l’universo dell’animo umano, scoprendo la realtà, il valore dei sogni e il potere creativo delle parole. Chi non conoscesse Stefansson avrà la possibilità di scoprire uno degli scrittori più talentuosi e poetici in circolazione. Come nelle opere precedenti Andrea Molesini sceglie un’ambientazione storica – siamo nel 1914 a Venezia, a pochi giorni dallo scoppio della Prima guerra mondiale – per il suo ultimo romanzo ‘Presagio‘ (Sellerio). Il commendatore Niccolò Spada vigila sui suoi ospiti all’Excelsior, dove risiede anche la marchesa Margarete Von Hayek, che nasconde un segreto terribile, inconfessabile.

I RACCONTI (percorso narrativa / 3)

A cent’anni dalla nascita di Julio Cortazar, Einaudi pubblica la raccolta completa dei ‘Racconti‘ dello scrittore argentino, una perfetta introduzione all’opera, un “bestiario” di ossessioni e figure immaginarie, ma soprattutto un tesoro per gli appassionati del genere. “Molto di quanto ho scritto si colloca sotto il segno dell’eccentricità– disse di sé Cortazar- dato che fra vivere e scrivere non ho mai ammesso una chiara differenza”. Di genere diverso, ma ugualmente imperdibili, i racconti di Alice Munro, vincitrice nel 2013 del Premio Nobel per la Letteratura, raccolti in‘Uscirne vivi‘ (Einaudi) dove compare anche un testo autobiografico. Munro ci mette di fronte ad un’evidenza: che il dolore e la sofferenza ci aiuta a conoscerci, a diventare più forti, creando uno spazio tra noi e gli altri. Infine lo scrittore-totale: Vladimir Nabokov. Adelphi lo scorso autunno ha ripubblicato la raccolta ‘Una bellezza russa’ che contiene cinquantacinque racconti, storie agrodolci senza messaggi da recapitare. Nabokov ci catapulta dentro lo scompartimento di un treno, o nella piovosa e umida Berlino, o in un palazzo sontuoso di San Pietroburgo in cui risuona musica da camera. Per il lettore il godimento è al massimo.

GLI STORICI (percorso narrativa-saggi / 4)

Quest’anno in libreria siamo stati invasi di libri dedicati al Centenario della Prima Guerra Mondiale e al periodo che caratterizzò l’Europa nei primi due decenni del Novecento. Tra questi spicca per originalità 1913 – L’anno prima della tempesta‘ di Florian Illies (Marsilio), un testo anomalo in cui Illies, invece di raccontarci la storia in modo didascalico, snocciola aneddoti che fanno risplendere i personaggi descritti (Kafka, Rilke, Kokoshka, Klimt, Woolf, Rodin). L’azione è più interessante della spiegazione. Leggiamo ‘1913’ come fosse un romanzo e al tempo stesso scopriamo storie che non conoscevamo. Un altro testo imprescindibile per avvicinarsi a quel mondo artistico, scientifico e letterario è ‘L’età dell’inconscio’ del premio Nobel Eric Kandel, che ci porta nei salotti viennesi dell’epoca in cui si discutevano le idee che avrebbero segnato una svolta e che portarono a progressi che ancora oggi esercitano la loro influenza. Sigmund Freud sconvolse il mondo mostrando i desideri erotici inconsci, Arthur Schnitzler rivelò la sessualità inconscia delle donne con il ricorso al monologo interiore. E poi il piacere, il desiderio e l’angoscia espressi dai pittori dell’Espressionismo. Un consiglio: se non lo conoscete o non l’avete mai letto, l’autore da cui dovreste partire è Stefan Zweig e il suo ‘Il mondo di ieri’ (Mondadori) che ha ispirato uno dei film più visti quest’anno: ‘Grand Budapest Hotel’ di Wes Anderson.

SUL VIAGGIO
(percorso saggi / 5)

Che cos’è il viaggio, chi è il viaggiatore? Ho sempre giudicato‘Filosofia del viaggio’ di Michel Onfray (Ponte alle Grazie) il miglior libro in circolazione sull’argomento. A partire dal sottotitolo: ‘Poetica della geografia’. Onfray mostra al lettore come sia possibile, senza aver programmato il come e il perchè, chiudere uno zaino, girare la chiave nella toppa e voltare le spalle alla porta di casa per lasciare spazio ai sensi ritrovati che, soli, liberi da guide e manuali, ci condurranno a scoprire i colori dell’altrove e gli odori dell’ignoto. Per tornare ricchi di diversità. “Se stessi, questa è la grande occasione del viaggio. Se stessi, e nient’altro”. E’ quello che ha sperimentato Sandro Veronesi nei suoi ‘Viaggi e viaggetti’ (Bompiani) in cui lo scrittore ci conduce dall’Italia ai paesi dell’Europa del nord, fino in America, raccontando sé stesso e restituendo a noi sensazioni conosciute o desiderate. Il libro si apre con una citazione di Kurt Vonnegut: “Le proposte di viaggi strani sono lezioni di danza di Dio. Fai attenzione e impara il ballo. Danza e gira e danza ancora, impara il ballo finchè il tuo cuore non è contento”. Infine Alain De Botton con ‘L’arte di viaggiare’ (Guanda) ci dimostra come scrittori, artisti e filosofi possono rivelarsi ottimi compagni di viaggio. Ad esempio la poesia di Baudelaire o i quadri di Hopper ci aiutano a cogliere la misteriorsa forza evocativa dei mezzi di trasporto e di anonimi luoghi di transito, mentre l’intenso cromatismo della Provenza di Van Gogh ci aiuta a riscoprire il paesaggio mediterraneo. Per De Botton conta una sola cosa: lo sguardo del viaggiatore, il suo desiderio di “vedere davvero”.

SULLA POESIA (percorso poesia / 6)

Uno degli eventi più attesi in autunno è l’uscita del film ‘Il giovane favoloso’ di Mario Martone, dedicato alla figura di Giacomo Leopardi. Da inizio anno sono già diciassette, tra saggi e nuove edizioni, i libri pubblicati che ricordano il poeta di Recanati. Vale sempre la pena rileggere i ‘Canti’ o lo ‘Zibaldone’, ma è interessante scoprire anche ‘Questa città non finisce mai. Lettere da Roma – 1822-32’ pubblicate da Utet, in cui Leopardi riversa il suo disagio nel vivere in una città “noiosa, dissipata, popolata di gente insulsa, rumorosa, innamorata solo del proprio antico splendore monumentale”. La Venezia di Iosif Brodskij,invece, è una città che fa bene all’anima, è “il grande amore dell’occhio. Il poeta russo dichiarò il suo amore per Venezia in‘Fondamenta degli incurabili’ (Adelphi), un libricino scritto oltre vent’anni fa che è un autentico gioiello incastonato nella bellezza della letteratura. Mi sorprende sempre scoprire quante poche persone lo conoscano. Per Brodskij parlare di Venezia significa parlare anche della memoria, del tempo, della forma. Tutti concetti al centro anche delle poesie raccolte in ‘La gioia di scrivere’(Adelphi) di Wislawa Szymborska. Per tutta la vita la poetessa polacca non ha fatto altro che insegnarci a osservare i dettagli che ci sfuggono e che rendono la nostra vita sopportabile, ma soprattutto a non prenderci troppo sul serio.

LETTERE E DIARI (percorso epistolari / 7)

Mai come quest’anno la produzione di lettere e diari è stata così ricca. Buon segno, anche se i lettori del genere sono pochissimi. Ed è un peccato, perchè la vita che fluisce dentro questi scritti privati ci permette di riflettere su noi stessi, rigenerando lo spirito. Le corrispondenze più interessanti uscite di recente sono: le ‘Lettere‘ (Einaudi) di Vincent Van Gogh indirizzate al fratello Theo e agli amici, in cui il pittore riversa le sue riflessioni sulla vita e sull’arte; le missive di Nicola Chiaromonte, agnostico e critico nei confronti della Chiesa, a Melanie von Nagel Mussayassul, una monaca benedettina residente negli Stati uniti con la quale si scriveva in media tre volte a settimana, in ‘Fra me e te la verità. Lettere a Muska’ (Una Città); le lettere scritte daEleonora Duse a Gabriele D’Annunzio contenute nel volume‘Come il mare io ti parlo’ (Bompiani) e, infine, l’epistolario tra due poeti: Elisabeth Bishop e Robert Lowell in ‘Scrivere lettere è sempre pericoloso’ (Adelphi). Sono lettere allegre e atroci, piene di notizie, spunti, pettegolezzi. Tra i due scorre un amore impossibile: per le crisi maniacali di lui, per le tendenze sessuali di lei. Resta inteso che se non si è mai letto ‘Lettere a un giovane poeta’ di Rainer Maria Rilke (vale lo stesso discorso di Brodskij), è da lì che bisognerebbe partire.

IL FLANEUR (percorso narrativa-saggi / 8)

Protagonista di tanti classici della letteratura, in particolare dell’Ottocento, il flaneur è colui che vaga per la città, gironzolando, spinto dalla sete di conoscenza, “sperimentando al contempo un piacere fisico, carnale e intellettuale”, come lo definisce Alberto Castoldi ne ‘Il flaneur‘ (Bruno Mondadori), un saggio perfetto per chi avesse voglia di avvicinarsi all’argomento. Ripercorrendo il pensiero e le opere degli scrittori che meglio hanno rappresentato questo modo di vivere (da Rousseau con le‘Fantasticherie del passeggiatore solitario’ a Baudelaire, daWalter Benjamin a Emile Zola – cercate ‘I taccuini’ – fino a Robert Walser con ‘La passeggiata’), Castoldi esplora la solitudine del flaneur, il rapporto con la folla e la società, la tensione costante verso il nuovo. Da qui è poi possibile scegliere a quale autore dedicarsi, senza però dimenticare autori (purtroppo) meno battuti, come Winfried Sebald. Il suo libro più rappresentativo è‘Gli anelli di Saturno’ (Adelphi), un viaggio solitario a piedi fatto d’estate nel Suffolk, dove Sebald ci racconta gli incontri con amici, oggetti, ma anche vagabondaggi di personaggi noti.

SULLA FILOSOFIA (percorso saggi / 9)

‘Un’estate con Montaigne’ (Adelphi) non è soltanto il titolo del libro di Antoine Compagnon dedicato ai ‘Saggi‘ – quaranta brevi passi scritti con leggerezza e profondità in cui si discorre di amore, amicizia, morte, bellezza, malattia – ma sembra essere il suggerimento estivo delle librerie di catena, che hanno allestito interi scaffali dedicati al filosofo francese. Forse perchè in una società incivile e sempre più sconnessa dalla realtà, Montaigne ci rivela come vivere la nostra vita con equilibrio, trovando noi stessi dentro ogni cosa e respingendo ambizioni e turbamenti esterni. Ma l’estate è anche il momento giusto per avvicinarsi a Michel Onfray e alla sua Controstoria della filosofia, una ciclo di libri in cui uno dei più discussi pensatori francesi rielabora i filosofi materialisti e atei a partire dall’antichità, smascherando le influenze ebraico-cristiane che permeano la nostra società. Spazio agli ignorati o dimenticati, a partire da Democrito ed Epicuro, fino a Stuart Mill, Bakunin, Owen, Fourier, Stirner, Thoreau, Jean Marie Guyau, ma anche Schopenhauer e Nietzsche, a cui è dedicato l’ultimo libro appena uscito ‘Nietzsche e la costruzione del superuomo’ (Ponte alle Grazie).

DI CRITICA LETTERARIA (percorso saggi / 10)

Quest’ultimo itinerario è uno dei più vari (aforismi, biografie, linguistica, storia dell’editoria) ma anche uno dei più succulenti. Per dire: possiamo imbatterci nelle ‘Lezioni di letteratura’(Einaudi) di Julio Cortazar, che lo scrittore argentino tenne nel 1980 a Berkeley, università della California. Molti i temi trattati: le caratteristiche del racconto fantastico, la musicalità, lo humour, l’erotismo e il gioco in letteratura. C’è Henry Miller che ci attende con ‘I libri della mia vita’ (Adelphi), una guida che permette di riscoprire una vasta tribù di autori sconosciuti o presto dimenticati. I più noti, invece, sono tutti racchiusi nel poderoso volume ‘Maestri di finzione’ (Quodlibet) in cui la critica letteraria de Il Manifesto, Francesca Borrelli, ha raccolto le interviste con autori del calibro di Saramago, De Lillo, Pamuk, Marias, Wolff, Franzen, Foster Wallace, Yehoshua, Sontag, Cercas, Egan e tanti altri. Chi, invece, avesse voglia di scoprire l’editoria italiana tramite le collane che hanno espresso il meglio dell’offerta letteraria nel nostro Paese, potrà farlo leggendo ‘Storie di uomini e libri’ (Minimum Fax) di Gian Carlo Ferretti e Giulia Iannuzzi. I due studiosi ci accompagnano in un percorso affascinante, costellato di storiche collane come i ‘Gialli di Mondadori’, ‘I gettoni’ di Einaudi, ‘I Narratori’ di Feltrinelli, la ‘Biblioteca Adelphi’, la ‘Bur’ di Rizzoli e molti altri.

PERCORSO BONUS: se poi d’estate vi nutrite solo di gialli, noir o polizieschi, quello che dovete fare è semplice: posizionatevi davanti allo scaffale dei libri di Georges Simenon, allungate la mano e prendete quello che vi ispira di più. In ogni caso, sarà perfetto.